Genova: “nido di predoni, mercanti e guerrieri”. 35 frasi celebri sulla città ligure

Genova, città di mare, di commercio, di musica. Il capoluogo ligure vive da sempre in una dimensione paradossale: accogliente, incline all’ospitalità e al multiculturalismo, ma al contempo chiusa in sé; è come se fosse una spugna che assorbe ma non rilascia. Stucchevoli e curiosi anche i contrasti intrinseci che offre. Charles Dupaty, già nel XVIII secolo, ne coglieva l’essenza così: “A Genova c’è tanto libertinaggio, che non ci sono prostitute; tanti sacerdoti, che non c’è religione; tanti a governare, che non c’è governo; tante elemosine, che i poveri vi brulicano”.

Di seguito viene proposto un elenco di frasi e aforismi celebri su Genova, città dai singolari contrasti.

Nido di predoni, mercanti-guerrieri.

(Osip Ėmil’evič Mandel’štam)

Genova è bella, ti accorgi che è bella quando sei lontano.

(Fabrizio De André)

Genova, città dei gatti. Angoli neri.

(Paul Valéry)

Tornare a Genova è diverso, a Genova ritornerò volentieri perché Genova è mia moglie.

(Fabrizio De André)

Una città sepolta da riscoprire e rivalutare.

(Ennio Poleggi)

I Genovesi sono molto paurosi, anche se orgogliosissimi.

(Montesquieu)

Genova, un Sud che ha perso i colori.

(Friedrich Nietzsche)

Genova è misteriosa al modo di Londra, l’altra città europea fatta a compartimenti stagni.

(Guido Piovene)

I genovesi, gente rara e composta, vagabondi che non ne hanno l’aria.

(Guido Ceronetti)

Genova digerisce e supera tutte le sue crisi, attaccandosi tenacemente al presente.

(Italo Calvino)

Per me Genova è come la madre, è dove ho imparato a vivere.

(Fabrizio De André)

Genova è il viluppo topografico più intricato del mondo e anche una seconda visita vi aiuta poco a dipanarlo.

(Henry James)

A Genova si prova quello che si prova a Firenze e ancora di più a Venezia, l’impressione di una città molto aristocratica caduta in potere del volgo.

(Guy de Maupassant)

A Genova si respira un clima che porta alla contemplazione e alla riflessione. È una specie di pigrizia che però stimola la creatività, soprattutto in campo musicale. Gli odori, il cibo, l’umore introverso delle persone: tutto può dare spunti per mestieri artistici.

(Cristiano De André)

Per conoscerla occorre essere una canaglia o assumerne l’aspetto. Neanche la polizia può sorprenderla, tanto essa è attenta e ricca di precauzioni e di stratagemmi.

(Pierangelo Baratono)

C’è ancora una cosa, che i Genovesi non si raffinano in nessun modo: sono pietre massicce che non si lasciano tagliare. Quelli che sono stati inviati nelle corti straniere, ne son tornati Genovesi come prima.

(Montesquieu)

Si possono suddividere gli abitanti di Genova in tre classi: i nobili, che sono circa duemila; i borghesi, commercianti, artigiani, avvocati, preti, che compongono la popolazione; e infine i poveri di ogni specie, che ne sono la feccia.

(Charles Dupaty)

[Perché proprio a Genova nasce la canzone d’autore italiana?] Perché è una città di mare, e il mare porta traffici, linguaggi, culture che arrivano da tutto il mondo.

(Bruno Lauzi)

A prima vista, lo sapete, la città è più strana che bella, ma la sua è una stranezza sorridente. Il Medioevo, qui, non ha lasciato nulla di imponente e nemmeno nulla di lugubre.

(George Sand)

Io calcolo tutto, io calcolo l’ovvio. Io vado a vedere. Io sono di Genova, a me non me lo metti in quel posto lì… Io non sono il bolognese… Io sono di Genova: io ti conto i peli del culo uno ad uno!

(Beppe Grillo)

Non posso paragonare la mia Genova a nessuna Contessa di Tripoli, per giunta mai vista. Come, del resto, a nessun’altra donna. A nessuna donna.

(Giorgio Caproni)

Genova sta a Milano come grossomodo l’Italia sta alla Germania. Le popolazioni infreddolite hanno sempre fatto di tutto per venire a pisciare nei nostri mari le loro nebbie invernali.

(Fabrizio De André)

I costumi a Genova sono privi di tutti quegli affetti che, altrove, ne rappresentano l’ornamento, la felicità, la virtù. Non c’è madre, non c’è bambino, non c’è fratello; non ci sono eredi, né parenti. Non si è neppure amante: si è uomo o donna.

(Charles Dupaty)

Genova, con i suoi colossali bastimenti famosi allora nel mondo intero, con le sue case ammonticchiate che spuntano come candele – l’ho amata e l’amo ancora.

(Ambrogio Bazzero)

Se è decadentismo volgersi al passato per assaporarne l’agonia, Genova è una città così poco decadente da tenersi stretto il proprio passato fin quasi a non vederlo, portandolo con sé nel presente che è la sua vera dimensione.

(Italo Calvino)

Questa città offre i contrasti più singolari. A Genova c’è tanto libertinaggio, che non ci sono prostitute; tanti sacerdoti, che non c’è religione; tanti a governare, che non c’è governo; tante elemosine, che i poveri vi brulicano.

(Charles Dupaty)

Genova è una città che mi ha stregato. Nemmeno ora che vivo a Roma riesco a levarmela di dentro […] Me la sogno di notte, la sospiro di giorno. Per dirla alla francese, je suis malade de Gênes…

(Giorgio Caproni)

Genova è anche gli amici vivi che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescuèi che, proprio come ne Il pescatore, hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e qualsiasi cosa tu gli confidi, l’hanno già saputa dal mare.

(Fabrizio De André)

Genova è una città a vocazione democratica e liberale. È tollerante perché da sempre fa affari con tutti senza badare alla lingua, ai costumi, all’abbigliamento o al colore della pelle.

(Fabrizio De André)

Perché Genova è una città ipercritica. Se non fai ridere o non fai piangere, è meglio che smetti di fare quei mestieri lì. È una città severissima e in questo senso trovo che somigli parecchio alla Sardegna.

(Fabrizio De André)

A Milano camminano tutti come topi, utilizzando in tempi brevissimi spazi ridottissimi; a Tempio succede l’esatto contrario: abbiamo tutti un passo da grandi distanze e da scarse preoccupazioni; gli spazi sono ancora enormi ed i tempi di realizzazione di molti progetti possono considerarsi addirittura «tempi geologici». Genova, da questo punto di vista, rappresenta un’invidiabile via di mezzo.

(Fabrizio De André)

Da dove viene la nostalgia che tutti noi abbiamo di Genova? Tu dici, e hai ragione, che la nostra tradizione musicale è piena di emigranti che rimpiangono la loro città e sognano di tornarvi, il che si ritrova anche nella canzone napoletana e in quelle di altre città di mare, mentre non succede a Milano o a Torino. Ma forse questo dipende dal fatto che i milanesi sono nati ricchi, e i loro affari li hanno sulla terraferma, mentre i genovesi sono nati poveri, e i loro commerci hanno dovuto farli via mare, lontano da casa.

(Fabrizio De André)

Genova per me è come una madre. È dove ho imparato a vivere. Mi ha partorito e allevato fino al compimento del trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, forse è quasi tutto. Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suo carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, le “graziose” di via del Campo.

(Fabrizio De André)

Parafrasando Flaubert, si può dire che mentre il Padreterno a Genova ha dato il sole ed il mare, ai milanesi ha lasciato la pioggia perché avessero un argomento di conversazione, poi ci ha ripensato e gli ha dato anche la nebbia, in modo che di argomenti di conversazione ancora oggi ne abbiano due.

(Fabrizio De André)

I genovesi sono un popolo strano… Sono quello che di un personaggio pubblico pensano: ‘u dixe u dixe, poi u gh’à a villa. U parla e u gh’à a Porsche’ (‘dice dice, poi ha la villa. Parla parla, e ha la Porsche’). Non è come il milanese, il romano o il napoletano che sono abituati alle foto, alle telecamere, ai personaggi famosi. Se ti vedono pensano con il naso all’insù: ‘figurati se lo saluto’. Se poi sei tu che li saluti per primo allora vanno in giro contenti: ‘belin, m’ha saluto Grillo’. Sono fatti così.

(Beppe Grillo)

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